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domenica 29 marzo 2009
NON VORREI DARE L’IMPRESSIONE CHE L’OPUS DEI SIA IL PARADISO IN TERRA....
fonte:

Un lavoro soprannaturale, la mia vita nell’Opus Dei
Questo il titolo del libro scritto da Giuseppe Corigliano, responsabile dell’Ufficio Informazioni dell’Opus Dei in Italia, e pubblicato dalle Edizioni Mondadori.

Sono passati giusto ottant’anni dall’ottobre del 1928, quando un giovane sacerdote, Josemaría Escrivá, fondò l’Opus Dei. Ancora oggi l’Opera è oggetto di studio e di numerose pubblicazioni, per la sua grande vitalità e per i riconoscimenti che ha avuto in questi decenni (come la canonizzazione del suo fondatore avvenuta nel 2002), e forse proprio per il notevole successo riscontrato fra persone di ogni paese e di ogni ceto sociale. Ma qual è la verità di tutti i giorni di chi vive nell’Opera? E perché questa verità quotidiana, fatta di santificazione del proprio lavoro, qualunque esso sia, di disciplina interiore e di impegno evangelico, non viene a volte compresa nel suo messaggio cristiano?
«L’intento dell’Opera è risvegliare, nei nostri tempi, lo spirito dei primi cristiani. Gente comune, toccata da un messaggio straordinario che la rendeva capace di cose altrettanto straordinarie: generosità, dinamismo apostolico, fede operosa, amore reciproco, laboriosità, affidabilità. Una fede operativa, insomma, proprio quella che – è il caso di dirlo – ha una cattiva stampa. La cultura dominante e il messaggio dell’Opus Dei non sono quindi fatti per capirsi subito. Se poi pensiamo al sistema mediatico così com’è, appare evidente che colui che ha il compito di gettare un ponte fra queste due posizioni diventa un personaggio interessante.»

A raccontare di sé in queste pagine è Pippo Corigliano: uno spensierato ragazzo, la cui unica aspirazione era guidare veloci automobili sportive, fino a scoprire poi con entusiasmo sempre crescente la via di san Josemaría, che lo portava in tutt’altra direzione; è stato un giovane innamorato e deciso a sposarsi che ha sentito, dopo una predica sulla parabola del buon samaritano, di dover rinunciare a essere padre di famiglia per dedicarsi completamente alla sua vocazione nell’Opera; si è laureato in ingegneria, ma poi si è dedicato per tutta la vita a un lavoro fatto di parole, immagini, contatti personali, quello di responsabile dell’Ufficio Informazioni dell’Opus Dei.
In quasi quarant’anni di attività, ha incontrato moltissimi protagonisti del giornalismo, dell’editoria e della televisione italiana. E di qualcuno, come Indro Montanelli, Vittorio Messori, Leonardo Mondadori, Ettore Bernabei, è diventato amico.

Attraverso una galleria di ricordi fatta di momenti pubblici di grande portata mediatica, come la cerimonia di santificazione di san Josemaría, ma anche di toccanti occasioni private, come la cena da lui organizzata per fare incontrare Montanelli con Giovanni Paolo II, Corigliano racconta il suo lavoro e la sua vita, non solo di responsabile dell’Ufficio Informazioni, ma soprattutto di membro dell’Opus Dei. E ci presenta, con sincerità e con spirito, un ritratto dal vero dell’Opera, della sua organizzazione e della sua storia, del messaggio del suo fondatore e delle attività dei fedeli dell’Opus Dei, che ormai sono migliaia in tutto il mondo.

«Non vorrei dare l’impressione che l’Opus Dei sia il paradiso in terra» scrive Corigliano nella conclusione «ma certo, per me, usando un’espressione cara al fondatore, è il posto migliore per vivere e per morire.»

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